Capitolo Sei. Dalla crisi una proposta legata al pensiero
dialettico. Pascal.
Introduzione. La dialettica dell'esistenza.
Nel pensiero antico la dialettica era soprattutto una tecnica,
quella di elaborare una serie di ragionamenti per confutare
l'avversario. Ma la possibilit di contrapporre due tesi e di
sostenere la validit di entrambe aveva anche importanti
implicazioni filosofiche, come mise in evidenza il sofista
Protagora. Egli afferm che l'uomo  misura di tutte le cose e
che ad ogni lgos si pu contrapporre un altro lgos  (Quaderno
1/2, capitolo Tre, letture n 4-6). Era cos aperta la strada al
relativismo e allo scetticismo.
Ai tempi di Pascal lo scetticismo era tornato di moda ed egli
aveva frequentato a lungo e con molto profitto l'ambiente dei
libertini francesi, dai quali aveva imparato fra l'altro che non
tutto  riducibile alla ragione geometrica, che anche gli scettici
hanno le loro ragioni e queste ragioni sono tutt'altro che da
disprezzare. L'attenzione, l'interesse da parte di Pascal e anche
una certa simpatia non si erano arrestati ai filosofi scettici del
suo tempo, ma si erano estesi anche a quelli del passato, che egli
chiamava pirroniani dal nome del fondatore dello scetticismo nel
periodo ellenistico. Della filosofia scettica gli piaceva la
critica alle pretese epistemiche della ragione e la possibilit di
poter vedere l'orgogliosa ragione umiliata e supplichevole (S.
432, B. 388) [i Pensieri sono citati secondo la numerazione
dell'edizione Serini e dell'edizione Brunschvicg]. Egli arrivava
ad affermare che se tutte le dottrine filosofiche sono vere anche
i princpi opposti sono veri e quindi sono tutte
contemporaneamente vere e false (S. 410, B. 394) e cominciava a
convincersi che sull'uomo si pu dire tutto e il contrario di
tutto, perch la ragione  in grado di compiere un  rovesciamento
continuo dal pro al contro (confronta S. 339, B. 328), ponendosi
cos in piena sintonia con le tesi di Protagora. L'incontro con i
libertini apr la mente di Pascal sul "mondo dell'uomo",
incomparabilmente pi complesso di quello della natura. Egli, che
da matematico e scienziato aveva sempre utilizzato il pensiero
geometrico, scopr che nel campo dell'umano era pi efficace il
metodo dialettico degli scettici e cominci ad usarlo da par suo.
Cos nei Pensieri, parlando dell'uomo, egli afferma: Se si
esalta, lo deprimo, se si abbassa, lo esalto e sempre lo
contraddico, finch non comprenda che  un mostro incomprensibile
(S. 403, B. 420). La dialettica divenne per lui un prezioso
strumento contro la superbia della ragione geometrica, che
pretende di comprendere tutto e non ammette che tante cose la
sorpassano.
Ma egli aveva notato anche quanto l'uomo desideri risultati
stabili e soffra nell'essere immerso in una continua situazione di
ambiguit e di dubbio. Riflettendo sulla ragione dialettica che
distrugge le certezze e la natura umana che invece le desidera, le
cerca e ci si aggrappa, Pascal vi scopr un rapporto a suo modo
esso stesso dialettico. In questo stretto collegamento fra la
dialettica della ragione e la condizione in cui si trova l'uomo
nel mondo sta l'originalit di Pascal. Per lui non solo la ragione
ma l'intera esistenza umana  immersa nella dialettica.
Vediamo ora come Pascal abbia sviluppato questo tema nei suoi
Pensieri. Una tipica situazione dialettica  per lui la stessa
condizione dell'uomo, che Pascal definisce re spodestato, che si
muove fra la consapevolezza della propria miseria presente e la
nostalgia per una grandezza passata, della cui mancanza continua a
soffrire.
Un altra situazione dialettica  che l'uomo si trova a vivere nel
mare dell' essere, sperduto fra l'infinitamente grande e
l'infinitamente piccolo, fra l'infinito e il nulla. Di fronte
all'immensit dell'universo egli si sente miserabile e grande
nello stesso tempo; miserabile per la sua piccolezza e fragilit,
grande anzi unico per il fatto che ne  consapevole, che sa di
essere miserevole e di dover morire. L'uomo  fragile come una
canna, ma ha una grande dignit perch pensa. Alla grandezza di
chi sa di non sapere, di socratica memoria, Pascal aggiunge un
taglio esistenziale: l'essere consapevole della propria miseria
rende l'uomo sapiente e spiritualmente grande. Egli per precisa
che non la sua consapevolezza di essere miserevole, bens la
situazione dialettica in cui l'uomo  costretto a vivere
costituisce la sua vera, straordinaria caratteristica.
Anche nel divertissement pascaliano  presente la dialettica. Da
una parte gli uomini sono convinti che niente interessi loro pi
di se stessi, dall'altra essi fuggono da se stessi (divertissement
da di-vertere, quindi digressione, allontanamento dal centro che 
il senso dell'esistenza) distraendosi. Si tratta di una fuga che 
anche una consolazione. L'uomo fugge da s perch non vuol pensare
alla propria miseria, ma cos facendo respinge proprio quella
riflessione sulla propria situazione che  la sua grandezza.
Nel celebre Colloquio con il signore di Saci su Epitteto e
Montaigne Pascal dimostra che per lui il problema fondamentale
della filosofia  l'antropologia e pone a confronto le due pi
celebri concezioni antropologiche della filosofia antica, quella
stoica  e quella scettica. Secondo la prima l'uomo con il solo uso
della ragione  in grado di accettare il destino fino in fondo,
controllare le passioni e giungere ad una perfetta serenit
interiore (atarassia). Pascal si dimostra molto ammirato dallo
straordinario senso del dovere che questa dottrina inculca nei
suoi seguaci, ma rimane anche stupito dalla sicurezza con cui gli
stoici affermano che la forza della ragione sia di per s
sufficiente per adempiere a tutti quegli obblighi che la morale
stoica impone.
Secondo la concezione opposta degli scettici la ragione non pu
esserci di nessun aiuto perch non  in grado di darci certezze.
Essendo la forma dubitativa di per s contraddittoria (se affermo
di dubitare, possiedo almeno questa certezza che so di dubitare),
gli scettici si fermano alla domanda: Cosa so io? senza poter (e
voler) dare alcuna risposta. Nello stesso tempo essi s'impegnano a
distruggere le certezze degli altri e a dimostrare che la ragione
non  in grado di spingerci all'assenso su nessun argomento.
Pascal valuta positivamente il rappresentante moderno di questa
corrente di pensiero e cio Montaigne, questo pensatore cos
capace di malmenare invincibilmente la superba ragione con le
stesse sue armi.
Due antropologie, una opposta all'altra ed entrambe conformi alla
ragione, entrambe vere dunque e contemporaneamente false. Questo
il risultato delle due pi celebri scuole filosofiche
dell'antichit, due antropologie che palesemente si contraddicono
l'un l'altra, che si pongono fra di loro in un rapporto
dialettico. Se la filosofia si ferma a questo punto, Pascal
ritiene che l'indagine sull'uomo possa fare un ulteriore passo
avanti con l'aiuto della rivelazione cristiana. Egli afferma che
gli stoici errano perch considerano la ragione come se essa sia
del tutto integra, senza il peccato originale. Da ci deriva una
ragione superba nelle sue sicurezze. La posizione scettica si
accontenta di osservare la miseria presente, dimenticando la
grandezza originaria; cos essa conduce alla totale sfiducia nella
ragione e all'accidia. Le due antropologie filosofiche,
parzialmente erronee nella loro univocit (l'uomo non  solo
grande o solo miserabile), sono recuperabili in un rapporto
dialettico con la verit sull'uomo che il cristianesimo propone.
L'antropologia cristiana, basandosi sui due dogmi soteriologici
del peccato originale e della grazia, che si pongono in quanto
tali fuori dall'ambito della ragione,  in grado di dare una
spiegazione delle tante contraddizioni dialettiche presenti nella
natura umana. A proposito del peccato originale, che sar oggetto
d'infinite critiche da parte dei filosofi illuministi (confronta
Quaderno secondo/7, Introduzione), Pascal afferma che se esso 
scandalo per la ragione,  per una follia pi saggia di tutta la
saggezza degli uomini (S. 473, B. 445).
La filosofia moderna ha imposto lo schema rigido razionalismo-
irrazionalismo per estromettere dal campo della ragione tutto ci
che non si accorda con la nuova epistme, fondata sul metodo
scientifico (confronta Capitolo Cinque, Introduzione). In questo
contesto Pascal rimane un elemento di disturbo, perch  stato un
grande scienziato e un grande matematico e nello stesso tempo ha
combattuto la proposta totalizzante della mathesis universalis.
Cos egli  stato accusato di irrazionalismo. In realt Pascal
aveva imparato dai libertini che se nel mondo della scienza domina
l' art de dmonstrer, nel mondo degli uomini conta di pi l' art
de persuader.
Constatato che il procedimento scientifico non si adattava alla
natura dell'uomo, egli si rifiut di assolutizzare la ragione
geometrica (epistemica) e le affianc lo spirito di finezza
(ragione noetica), che Pascal descrive con le seguenti
caratterisatiche: scorgere la cosa con un solo sguardo, tutta in
una volta e non per processo di ragionamenti; almeno fino ad un
certo punto (Pensieri, S. 1 e B. I). Il filosofo francese ritenne
inoltre molto positiva la funzione del pensiero dialettico per la
sua capacit di mettere in crisi le certezze della ragione
epistemica. Infine egli valorizz le ragioni del cuore, che la
ragione non conosce. A scanso di equivoci salti nell'irrazionale,
Pascal ribadisce pi volte nei suoi scritti che nel pensiero sta
la dignit dell'uomo, che le ragioni del cuore sono comunque
anch'esse ragioni, e se lo spirito geometrico (esprit de
gomtrie) ha bisogno dello spirito fine (esprit de finesse), 
vero anche il contrario.
Concludiamo. La dialettica  nata all'interno della sofistica
greca contro i dogmi e le certezze. Pascal la riprende e la
reinterpreta, ma ne condivide lo spirito di fondo: la dialettica
serve per demolire le certezze consolanti, per sottolineare i
rischi e le contraddizioni presenti non solo nella ragione, ma
ancor di pi nella stessa esistenza. La filosofia moderna invece,
rifiutando l'antropologia pascaliana e accettandone una pi
consona al razionalismo (un uomo naturalmente buono con una
ragione integra), ha rifiutato anche gli aspetti disturbanti
della dialettica, proponendone una nuova versione consolatoria e
giustificatrice (oltre all'antitesi c' sempre la sintesi).
L'ottimismo al di sopra di tutto, che  stato la vera
caratteristica della dialettica moderna, ha per trovato una
brutale smentita nella storia di questo secolo. Dopo tante
delusioni la proposta di Pascal, scienziato e filosofo, pu essere
quanto mai attuale.


G. Zappitello, Antologia filosofica,  Quaderno secondo/3.
Capitolo Sei.  Introduzione.
Il Dio della filosofia e il Dio cristiano.
Dio di Abramo, Dio di Isacco, Dio di Giacobbe. Non dei filosofi e
dei sapienti ... Dio di Ges Cristo Con queste parole inizia il
Memoriale di Pascal, che ci ripropone l'annosa questione sulla
natura del Dio filosofico e sul rapporto fra filosofia e
cristianesimo. La teologia razionale  sempre stata un argomento
importante nella storia della filosofia, se non altro perch in
essa la ragione prova la sua forza, constata i suoi limiti e si
espone al rischio della sconfitta.
Nel momento in cui, favorito dal successo del metodo scientifico,
il trionfo dell' esprit de gometrie sembr non lasciare spazio ad
alcuna alternativa, venne elaborata da Descartes la nuova teologia
razionale ed il problema del rapporto cristianesimo-filosofia
inevitabilmente si ripresent: il Lgos-Ges Cristo ed il lgos
della filosofia sono fra di loro compatibili? Esiste un'unica
verit religiosa e filosofica insieme oppure  inevitabile
accettare la proposta averroista della doppia verit? Se esistono
due lgoi, essi possono convivere? Con quale tipo di rapporto?.
A queste difficili domande Pascal non intese sottrarsi, ma
affront il tema in modo nuovo; invece di cercare una risposta sul
piano del ragionamento logico, egli separ la verit dell'
epistme filosofica (Dio dei sapienti) dalla verit che sta a
fondamento dell'esistenza (Dio di Ges Cristo). Se la ragione
epistemica impone che la ricerca della verit debba obbedire
esclusivamente alle regole della logica, la verit dell'esistenza
 pi complessa delle regole della logica, essa  immersa nel
dubbio, nell'ambiguit, nella dialettica del peccato e della
redenzione.
Pascal, scienziato e filosofo, affronta il rapporto con la ragione
epistemica raccomandando di fuggire da due eccessi: escludere la
ragione ed ammettere soltanto la ragione (confronta S. 253, B.
100), e ricordando la necessit per la ragione di riconoscere che
vi  un'infinit di cose che la sorpassano (confronta S. 267, B.
153). E questo riconoscimento non  per essa causa di debolezza,
bens di forza, perch nulla  pi conforme alla ragione che
sconfessare le proprie pretese di comprendere tutto (confronta S.
272, B. 112). Egli afferma con forza le ragioni del cuore,
l'importanza dell' esprit de finesse per cogliere i princpi,
insiste sulla necessit che alla ricerca della verit partecipi il
cuore insieme alla ragione, la quale da sola non  in grado di
reggere alle critiche degli scettici. E le guerre di religione
sono il frutto anche della superbia del razionalismo. Il Dio
cristiano si presenta non come un dato certo della ragione, ma
nell'ambiguit della dialettica, fra rivelazione e nascondimento;
egli afferma: la nostra religione  saggia e folle.
Tornando al rapporto fra il Dio della filosofia e quello del
cristianesimo, Pascal afferma che il Dio dei filosofi  posto a
fondamento del pensiero, esso emerge come la conclusione
necessaria di una serie di ragionamenti correttamente svolti. Ma
questo Dio  sostanzialmente inutile come involontariamente ha
dimostrato anche Descartes, che l'ha utilizzato per far dare un
colpetto al mondo e poi non ha saputo pi che cosa farsene
(confronta S. 77, B. 134). Le prove metafisiche sull'esistenza di
Dio poi sono talmente complesse e astruse, lontane dal modo di
ragionare degli uomini che la loro efficacia, anche quando sono
comprese,  pressoch nulla (confronta S. 543, B. 471). In genere
esse hanno una certa efficacia nel convincere chi gi crede, ma
per gli altri servono solo a dimostrare che le prove della nostra
religione sono ben fragili (confronta S. 242, B. 87). Il Dio del
cristianesimo invece non si dimostra, perch  infinitamente
incomprensibile, al di l dell'affermazione e della negazione.
Egli  un Dio nascosto (teologia apofatica).
A questo punto si presenta l'altro problema: se Dio con il suo
apparato di dogmi si pone al di sopra delle possibilit della
ragione, che  il "luogo" del dialogo, come  possibile per i
cristiani dialogare con chi non crede? Pascal lo affronta in modo
del tutto originale, con l'argomento della scommessa (pari). Esso
da una parte  fondato sulla ragione epistemica (calcolo delle
probabilit), dall'altra  radicato nell'esistenza e interpella
una ragione dialogica-dialettica, immersa nella libert e nel
dubbio, costretta alla scelta e al rischio. Siamo di fronte ad un
argomento apologetico del tutto nuovo, proposto da un filosofo per
il quale il Dio che  evidente alla ragione ed il Dio cristiano
sono diversi; il primo si ricollega alla razionalit pura, il
secondo all'esistenza e alla libert.
E' convinzione di Pascal che Ges Cristo non sia venuto al mondo
per imporsi, n per dare prove inconfutabili della sua esistenza,
ma rispettando la libert umana si sia proposto all'uomo sul piano
della dialettica in modo da dare segni visibili di s a coloro
che lo cercano e non a quelli che non lo cercano (confronta S.
430, B. 376). Il Dio del cristianesimo ha dato prove sufficienti
per credere in lui (fornisce l'unica soluzione adeguata per
spiegare  il mistero dell'esistenza umana, presenta attendibili
testimonianze sulle profezie e sui miracoli, scommettere per lui 
pi sensato del suo contrario), ma esse non tali da costringere la
ragione, non sono cos convincenti da impedire che chi non vuol
credere abbia sufficienti ragioni per farlo. In realt la ragione
non  mai quella che dice l'ultima parola su di un argomento
fondamentale come questo, ma essa si piega alla volont e alla
grazia in coloro che credono, alla volont e alla concupiscenza in
coloro che non credono. In un rapporto dialettico inestricabile
fra elementi di chiarezza, in cui emerge la potenza di Dio
(miracoli, resurrezione), ed elementi di oscurit in cui invece si
manifesta la sua debolezza (la cattura, il processo, la
crocifissione, la morte, la knosis), non resta a Pascal che
concludere: Tu es vere Deus absconditus. Ma se il Dio della vita
si nasconde alla ragione, il Dio della ragione epistemica non
riesce a nascondere la sua inutilit.
Come abbiamo visto pi volte, di fronte alle provocazioni della
filosofia, il pensiero cristiano ha sempre reagito, sia pure in
modi diversi. Uno di essi  stato quello di recuperare al suo
interno la proposta filosofica, di conciliarsi con essa, di
coglierne gli aspetti positivi; un altro modo  stato quello di
condannarla ed opporsi ad essa. Pascal ha scelto una terza via,
quella di mettere in discussione le certezze della filosofia
usando il cristianesimo e di mettere in discussione le certezze
del cristianesimo usando la filosofia.
Conclusione.
Pascal visse in profondit la crisi del suo tempo, una crisi che
pur nella diversit ha punti in comune con quella che noi stiamo
vivendo. Anche allora come oggi i grandi sistemi erano entrati
in crisi e si era diffuso un senso di stanchezza e di
disorientamento; da qui il relativismo e lo scetticismo. Ma la
crisi in cui era precipitata la filosofia in quell'epoca, pur
essendo di estrema gravit, fu superata in breve tempo con l'aiuto
del metodo scientifico che ridiede alla filosofia forza e
sicurezza. Il prezzo pagato fu un appiattimento della filosofia
sulla ragione epistemica. Oggi sembra che soluzioni a portata di
mano non ce ne siano; anche la scienza, dopo i profondi
ripensamenti avvenuti in questo secolo, non appare in grado di
condurci fuori dallo scetticismo e dal nichilismo.
Tempo fa Lucien Goldmann, filosofo francese di orientamento
marxista, scrisse un bel libro dal titolo: Le Dieu cach (Il Dio
nascosto, Gallimard, Paris, 1955, Lerici, Milano, 1961) in cui si
confrontava a fondo con il pensiero di Pascal. La sua tesi era che
quei problemi antropologici, che Pascal aveva fatto emergere dalla
sua analisi, erano molto seri e degni di essere presi nella
massima considerazione. Ma il filosofo del Seicento li aveva posti
in una prospettiva esclusivamente esistenziale e non nella giusta
prospettiva storica, nella quale e solo nella quale essi avrebbero
potuto trovare la loro soluzione. La storia di questo secolo si 
dimostrata impietosa verso chi era convinto che il progresso
storico avrebbe risolto i problemi dell'esistenzia e oggi il
confronto con Pascal appare pi interessante e stimolante che
mai!.
